Marco

Mi ha chiamato la dottoressa Carlucci, mi ha detto che oggi inizia il progetto di ortoterapia per noi del centro diurno.

Fa un po’ freddo per mettersi a lavorare fuori, ma mi sono portato i guanti. Stanotte ho dormito tranquillo, mi hanno lasciato in pace. Mi sento persino allegro. L’autobus è passato subito e sono in anticipo. Dovevamo essere qui tutti alle nove e mezza, ma sono solo le nove. Aspetterò nel giardino: fa freddo, ma c’è il sole.

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«Oh, ciao, sei tu!».

«Ciao, Marco».

«Ciao. Ma non mi ricordo come ti chiami…».

«Silvana».

«Silvana… Sei anche tu qui per il progetto di ortoterapia?».

«Sì: l’orto. Me lo ha detto la Carlucci».

«Ma con quelle scarpe ballerine vieni a lavorare? Sono molto carine. Anzi, cara, ti volevo dire, sei sempre vestita molto carina. Ma oggi… le ballerine… non ti pare?».

«O cavolo! Non ci avevo pensato! E se vengo scalza?».

«Scalza? Con questo freddo?».

«Va be’, vediamo».

«Senti, ma tu che ciai?» le dico tanto per sapere.

«Io? Boh, la depressione, ha detto il dottore».

«Tutti abbiamo la depressione qui dentro. Ma che tipo?».

«Boh! Ha detto che ogni tanto vado in delirio. Però io non me ne accorgo. Sto bene quando ho il delirio: sono felice. Poi faccio il botto col cervello e tutto diventa terribile e io sono disperata. Però oggi sto bene, te lo giuro, questa cosa dell’orto mi piace, ma non trovo le sigarette… Oh cavolo, mica le avrò lasciate a casa?».

«Te la do io una. Ma dimmi, tu che fai? Lavori?».

«Lavoro no. Studio. Però all’università ci vado poco. Studio a casa».

 «E dai! E che studi?».

«Filosofia».

«Filosofia? Non ci posso credere!».

«Sì, perché?».

«Ma allora tu conosci le monadi. Non c’era quel filosofo, Leibniz, che parlava delle monadi?».

«Sì, Leibniz, e allora?».

«E allora… non ci puoi credere… io le sento».

«Ma cosa senti?».

«Le voci no? Tu non le senti?».

«Quali voci?».

«Le voci, le voci. Io sento le voci. Prima non capivo chi erano. Ma poi ho letto questo libro: ‘Monadologia’ di Gottfried Leibniz. Vedi? Ce l’ho sempre nella borsa. E ho capito da dove vengono le voci».

«E da dove vengono?».

«Vengono dalle monadi, no? Ogni cosa è una monade e ogni cosa è fatta di monadi e le monadi parlano. Parlano a me, capito?».

«Capito. Tu senti le monadi, fico! E me le fai sentire pure a me?».

«Pure a te? Ma loro parlano con me, capisci? Come faccio a fartele sentire?».

«E se le registri?».

«Le registro, dici?».

«Sì, dai, le voglio sentire anche io le monadi, così poi glielo dico all’assistente di teoretica che è mio amico. Anzi gliele faccio sentire pure a lui».

«Va bene, appena si fanno sentire le registro e poi ti porto la registrazione sulla chiavetta USB».

(Brano tratto dal romanzo “Asperger”)

"Asperger" di Ninetta Pierangeli

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