Un racconto natalizio: “Kairos”

Era il 24 dicembre 2011, vigilia di Natale. Nicola aveva letto da qualche parte che Babbo Natale traeva origine dalla leggenda di Santa Klaus, cioè San Nicola, esattamente il suo santo protettore.
Quella mattina si era disposto nell’attesa del passaggio del gran Santo, anche se in realtà sapeva bene che la vera festa di san Nicola era il 6 dicembre, ma, poiché ormai per tutti San Nicola era identificato con Babbo Natale, ecco che bisognava aspettare. Ma cosa sperava di ricevere esattamente? Non era da tempo più un bambino che aspettava giochi e dolci. Dell’età adulta aveva tutte le consolazioni: un lavoro che qualche soddisfazione gliela dava, una moglie dolce e carina, due bambini affettuosi, i genitori ancora in gamba. Eppure lui aspettava.
Ma cosa aspettava? Non lo sapeva bene nemmeno lui, ma c’era una parola greca che gli tornava sempre in mente, antico retaggio dei suoi sei e mezzo in greco antico: kairos. Kairos era la parola che cercava. Kairos il momento che aspettava. Ma cosa sarebbe successo in quel momento? In quell’istante di tempo in cui la sua occasione sarebbe passata davanti ai suoi occhi e gli avrebbe donato finalmente la felicità? Nicola passava in rassegna tutte le occasioni prese o perdute. “Ogni lasciata è persa”, ripeteva sempre a sé stesso. Eppure era convinto che la sua occasione, come la stella del mattino, non fosse ancora giunta.

Così, mentre vagava per le vie del centro per scegliere un regalo per i suoi due bambini, pensava al kairos della sua vita: sarebbe mai giunto? O era arrivato e non l’aveva riconosciuto?

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