Ritorno a Zaporižžja
«C’era una volta la piccola Vassilissa. Camminava nel bosco, stringendo con la mano nella tasca del grembiule la bambolina di pezza che le aveva regalato la mamma, prima di morire. Si inoltrò tra gli alberi che piegavano i rami verso di lei. Li scansava con le braccia, mentre con i piedi calpestava le foglie secche. Cammina, cammina, arrivò a un recinto di legno che aveva come guardiani teschi di uomini e di cani, impalati su stecchi».

*signed b.c.: И.Репин 1880-91
Quando nonna arrivava a questo punto della storia, noi bambini tremavamo tutti. Ci pareva di sentire il vento che stormisce tra i teschi, facendo loro emettere fischi sinistri. Istintivamente, misi la mano destra nella tasca dei calzoni, cercando con la mano la bambolina di pezza, ma non c’era nessuna bambolina nella tasca dei miei calzoni. Solo un fazzoletto sporco e bucato. Lo strinsi forte tra le dita, come se fosse questo l’oggetto magico. Le ginocchia tremavano un poco. Esitai, pensando che avrei potuto coprirmi le orecchie con le mani, ma volevo essere coraggioso, volevo ascoltare.
«La piccola Vassilissa vide al centro del recinto sorvegliato dai teschi un’isba[1] di legno, poggiata su zampe di gallina che la tenevano rialzata rispetto al terreno. La piccola Vassilissa guardava la porta dell’isba da lontano, indecisa sul da farsi, quando all’improvviso…»
La porta dell’isba si spalancò, il vento soffiò freddo dentro la casa e i fiocchi di neve bagnarono la soglia.
Chi aveva aperto la porta?
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