L’amico di Benito
L’amico di Benito. Un romanzo sulla Resistenza dei giovanissimi.
Recensione di Patty del 10 febbraio 2026

Un gruppo di studenti, all’indomani dell’ 8 settembre 1943, è costretto dalle circostanze storiche a passare all’improvviso e con violenza dall’infanzia appena trascorsa all’età adulta, diventando combattenti in un gruppo dei costituendi Comitati di Liberazione Nazionale.
La voce narrante è quella di Benito, battezzato Benedetto, da poco diciottenne, che studia sogna e progetta di diventare giudice per mandare in prigione i responsabili della guerra, delle persecuzioni e dell’occupazione nazifascista dell’Italia. Le circostanze decideranno altrimenti, e il giovane vi si adatterà, dopo aver vissuto lutti gravissimi (come quasi tutti in tempo di guerra) e dopo aver dovuto sopportare anche rimorsi di coscienza (soprattutto dopo l’ inatteso e sconvolgente epilogo) presenti nonostante certe decisioni prese fossero le uniche possibili.
L’autrice, attraverso la narrazione delle azioni, anche di quelle più quotidiane, riesce a trasmettere le sensazioni di urgenza e attesa, speranza e paura, confusione e determinazione, solitudine e ritrovata comunanza, che si alternano a ritmi serrati nella nuova terribile vita di Benito e dei suoi amici e di una intera popolazione, dove i rischi e i pericoli sono così tanti che ogni giornata sembra durare settimane e la relativa spensieratezza giovanile di poco tempo prima sembra ormai solo un bel sogno.
Gli spunti di riflessione e di approfondimento sono molti. Le numerose ma ben calibrate note agevolano la comprensione e, di conseguenza, la lettura del romanzo. Vi sono “libri che rimandano ad altri libri” (cit.), e quindi autori che rimandano ad altri autori, e “L’amico di Benito” è di sicuro uno di quelli.
Il giovane, finché le circostanze glielo consentiranno, terrà lo studio come punto fermo nelle proprie giornate, come speranza per il futuro e come oasi di seppur momentanea salvezza per conservare il senno in mezzo a tanta rovina.
“Solo chi è morto ha visto la fine della guerra”, citazione terribilmente vera anche oggi, sia che la si veda da lontano che direttamente, fisicamente attorno a sé e nella propria vita.
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