L’archeologa e il mistero dell’affresco

La corriera arrivò alle 15.00 nel centro di Vallepietra: trecentoventitré abitanti arroccati su uno sperone di ottocento metri del Monte Faito, tra la catena dei Monti Simbruini. Elena sapeva tutto di quel luogo, ne aveva studiato a fondo tutti i dettagli prima di partire da Milano.

Quella mattina aveva preso presto il treno Freccia Rossa fino alla stazione Termini di Roma, da lì la metropolitana l’aveva portata alla stazione di Ponte Mammolo, da dove partiva l’autobus per Subiaco e infine la corriera che porta a Vallepietra. Una sfacchinata, e ora le restava la parte peggiore, avrebbe dovuto camminare a lungo per arrivare alla sua meta: 1337 metri di altitudine del Monte Autore. Lì si trovava il Santuario della Santissima Trinità.

Ma era tardi, e in quella stagione l’ombra sarebbe presto scesa dai monti. Così, si incamminò lungo via Santa Trinità, tenendo sempre il pollice alzato, sperando in un passaggio in autostop. Macchine non ne passavano, e lei continuava a camminare. A un certo punto, passò la prima, poi la seconda, mentre Elena teneva sempre il pollice alzato. Dopo un quarto d’ora, la quarta macchina si fermò. La guidava un uomo giovane, moro, alto, forse poco più grande di lei che ne faceva venticinque quell’anno, mancavano solo venti giorni ormai al suo compleanno e non sapeva dove lo avrebbe passato.

L’uomo accostò l’auto accanto a lei, abbassò il finestrino e «Dove vai?» le chiese. Una domanda sciocca, perché c’era un solo posto dove portava quella strada.

«Vado al santuario» rispose Elena.

«Andiamo. Ti ci porto io. Come ti chiami? Vai lassù per la messa dei defunti?».

«Elena, mi chiamo Elena e vado a vedere l’affresco».

Archeologia, arte, amore e amicizia nel L’immagine misteriosa, la leggenda dell’affresco misterioso.

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