di Ada D’Adamo
(Elliot 2023)

Un romanzo forte, e, a quanto dichiara l’autrice, completamente e terribilmente autobiografico. Una narrazione rivolta in prima persona a una figlia disabile da una mamma malata e in procinto di morire. Una lunga riflessione sulla maternità, la malattia, la cura. La bambina, nei primi anni di vita avrebbe pianto a lungo, per urlare la rabbia d’essere venuta al mondo storta.
E lei, Ada, la madre, se avesse saputo della disabilità della figlia, forse, non avrebbe portato avanti la gravidanza: avrei gradito poter scegliere, poter evitare un destino di continua assistenza, di abnegazione completa. Nessuno degli accertamenti svolti quando era incinta (analisi, ecografie, amniocentesi…) aveva individuato la grave patologia della nascitura. Quindi Ada non aveva avuto gli elementi per poter scegliere se farla vivere o no, consapevole di cosa sarebbe successo.
Mi domando: si può davvero scegliere il destino? Nella nostra società, tutto ci fa credere di sì: possiamo scegliere chi siamo e chi diventare, possiamo scegliere quale figlio accogliere e quale no, possiamo costruirci noi la nostra vita.
La dolorosa esperienza di Ada e della figlia Daria, svelano l’impossibilità della scelta nelle nostre vite. Non si sceglie mai la malattia, ma, a volte, fatalmente e dolorosamente arriva.
Quando Ada si ammala anche lei, come la figlia si arrabbia: Sento che il mio corpo mi ha tradito e ce l’ho con lui. Poi, però, riporta le parole dello psicanalista Pierre Cazenave: Quando mi è stato comunicato che avevo il cancro, ho capito che lo avevo sempre avuto. Era la mia identità.
Così, l’identità di Ada è il cancro, che se la porterà via dopo la pubblicazione del libro. Un cancro che forse aveva dentro, una malattia del corpo che era una malattia dell’anima, un dolore profondo per la sua storia, per un’esistenza che avrebbe potuto essere e non era stata, cioè il primo figlio abortito, per quella che avrebbe potuto non essere e invece era stata, cioè Daria, la figlia malata.

Le due malattie, di Ada e di Daria, si fondono insieme nella passione di Ada per la danza. Una passione che unisce profondamente l’anima al corpo e unisce i corpi di coloro che danzano. Incorporazione: un concetto centrale nel campo degli studi sulla danza.
Incorporazione: una bambina che è come se fosse sempre ancora nella pancia della mamma.
Incorporazione: due nomi che diventano uno, da Ada a Daria, meglio d’aria, l’unione leggera della danza che vola via, leggera verso la morte, oltre la dimensione del tempo, dove il fardello del dolore non pesa più.
