di Rad Bradbury (Mondadori, 2023; 1 ed. 1951)

Fahrenheit 451 è la temperatura a cui brucia la carta dei libri e a cui devono arrivare i lanciafiamme dei pompieri, chiamati non per spegnere gli incendi ma per dare fuoco ai libri, cioè spegnere, bruciando i libri, l’incendio che potrebbero provocare i libri stessi se le persone li leggessero. In città, infatti, nessuno si espone al pericolo di essere denunciato per possesso e lettura di libri. C’è altro da fare. Mentre la guerra divampa e i jet sorvolano rombando la città. Millie, la moglie del pompiere Guy Montag, passa il tempo nel soggiorno Tv, quattro pareti vuote dove compaiono personaggi con cui lei parla, si diverte: la sua famiglia.

Ma Guy conserva alcuni libri invece di bruciarli e incontra il vecchio professor Faber e coloro che imparano i libri a memoria per poterli restituire in un futuro alle prossime generazioni. E Guy si innamora di quello che legge, capisce che possono esserci altri modi diversi di vivere e che tutto ciò di cui è fatta la sua vita e quella di Millie serve solo a non far pensare, spegnere la mente e la coscienza.
Guardate i gigli dei campi, non seminano e non mietono… legge Montag nella Sacra Bibbia. E allora comprende ciò di cui ha veramente bisogno. Mentre la città viene distrutta dalla guerra e si incammina per cercare di aiutare i superstiti.

Metaverso, realtà aumentata, realtà virtuale, sono i nomi attuali del soggiorno-tv di Milly, i luoghi non luoghi dove incontrare avatar, viaggiare dentro luoghi esotici, paesi lontani, paesi immaginati da qualcuno. E stando dentro il soggiorno, non aver alcun bisogno di fare altro: uscire di casa, viaggiare davvero, incontrare persone. Quando saremo più poveri e non potremo permetterci l’aereo o l’automobile, non ne avremo però bisogno. E immersi nel divertissement continuo, non ci accorgeremo nemmeno che c’è la guerra. Esattamente come adesso.
