di Graham Greene A. Mondadori, Milano, 1957

Due amici, una donna, un assassinio. Teatro della vicenda: la guerra di Indocina, tra i colonialisti francesi e il movimento dei Viet Mihn, anni ’50 del Novecento.
Magistrale il tessuto della trama, che porta il lettore per mano, attraverso il racconto, a comprendere sia il mandante dell’assassinio, sia le persone coinvolte e le loro motivazioni profonde. Interessanti i personaggi e le descrizioni che ci fanno conoscere l’Oriente, non tanto nei suoi paesaggi naturali, quanto, invece, nei suoi paesaggi umani. La diversità tra l’approccio alla vita, all’amicizia, ai sentimenti, alla politica degli occidentali e degli orientali.
Geniale l’intuizione dell’innocenza come follia del male. L’innocenza, intesa come perseguimento di un ideale, votazione a una causa astratta e priva di concretezza, perseguita in tutta sincerità e onestà. È l’innocenza dell’americano tranquillo.
Greene ci fa cogliere l’essenziale di questa guerra, che sembra una classica guerra coloniale, ma, in realtà, è la guerra per procura che gli americani svolgono contro i vietnamiti, servendosi dei francesi come carne da macello e come responsabili dei crimini. I francesi stanno versando il loro sangue per l’America… Anni di guerra inutili che porteranno allo stesso accordo che si sarebbe potuto siglare subito.
Pyle, agente degli Stati Uniti, e vittima nel racconto, ci mostra l’dea continua della politica americana, dal 1945 ad oggi, di creare terze forze da poter manovrare, laddove si presenta un conflitto lungo e difficile da gestire.
Questa condotta è ideata, chiarita e giustificata dalla Bibbia di Pyle: Il ruolo dell’Occidente di York Harding. Questo libro non esiste, è un’invenzione di Greene, ma vediamo i suoi contenuti teorizzati realmente durante il conflitto ucraino, anche questo un conflitto per procura. Basta dare un’occhiata a https://europaatlantica.it/europea/2022/09/la-guerra-in-ucraina-leuropa-e-il-ruolo-delloccidente/
Che dire? Settanta anni fa, la politica degli USA e dei suoi subordinati occidentali era chiara, il loro ruolo di faro della democrazia e della libertà, cause per cui alcuni, molti civili purché non fossero statunitensi dovevano sacrificarsi e morire. Era evidente l’astrattezza di principi da voler applicare al mondo intero e il servirsi di personaggi di discutibile moralità e legalità proprio per raggiungere lo scopo ideale. Sappiamo, ora, che tutto questo è continuato dall’Indocina in poi in tutte le guerre in cui sono stati direttamente o indirettamente coinvolti gli Stati Uniti. E continua ancora.
L’avanzata della Cina rossa è un altro titolo di questo importantissimo e fasullo York Harding. Vorrà dire qualcosa, no?
