Di Valérie Perrin

“Cambiare l’acqua ai fiori”, questo best seller di qualche anno fa, ho voluto leggerlo in lingua originale, senza saper assolutamente nulla né della trama, né dei personaggi, né dell’autrice stessa. Mi piaceva il titolo “Cambiare l’acqua ai fiori”, sebbene non sapessi che fossero i fiori del cimitero, dove Violette, la protagonista, lavora, vive, immagina, ricorda, incontra vivi e defunti, vivi che fra i defunti hanno lasciato molto della loro vita stessa.

Avevo letto alcuni commenti su facebook, addirittura una donna diceva che questa lettura le aveva cambiato la vita. Allora, al di là di frasi profonde che troppo sanno di cioccolatini, ho voluto vedere oltre questo romanzo dall’aria malinconica eppure così pulita, così francese nella sua leggera solitudine e nostalgia, cosa si potesse trovare di così importante in una scrittura che sembra per lo più diretta a un pubblico femminile, come un rosa molto ma molto sofisticato e non da appendice nelle riviste per parrucchieri. Be’ devo dire che l’ho trovato, la pietra d’oro che dentro questa lettura rapida e coinvolgente brilla al termine del racconto: le persone non sono così come sembrano. Dietro a un comportamento duro e menefreghista si può celare la dolcezza di una fragilità che non osa mantenere un rapporto oltre il dolore; dietro un uomo che corre le gonnelle, un delicato amore che non ardisce la sessualità, e che per tutta la vita rimane nel rispetto d’oltralpe ti darsi del vous. Un vous che è più intimo del tu, perché lascia una siepe invalicabile fra l’uomo e la donna dei propri sogni. Niente è come sembra in questo romanzo, ma i sentimenti, quelli veri, restano, oltre il divario degli anni e dentro un sonno eterno pervicacemente voluto vicini, due epitaffi insieme per sempre. La morte diventa così la verità della vita, quella vita che spesso non si ha il coraggio di vivere pienamente.
Bello, dolce, struggente, un best seller del sentimento. L’unico dubbio che mi ha lasciato è chissà che effetto fa alla lettura di un uomo. Ci sono letture che non so come l’altra metà del cielo accoglie, mi piacerebbe molto leggere un commento di questo romanzo al maschile.